di Alessandro Luzi

In occasione della Vigilia di Natale monsignor Rocco Pennacchio, arcivescovo di Fermo, è intervenuto ai microfoni di Radio FM1 per diffondere il suo messaggio di auguri. “La situazione epidemiologica attuale sta ponendo tutti sullo stesso piano – ricorda – possiamo constatare che ci sta aiutando a sentirci parte di una collettività. Questo aspetto potrebbe farci uscire dall’individualismo intrinseco alla società occidentale. Ci sono poi dei Paesi sottosviluppati da sostenere in quanto hanno un tasso di vaccinati troppo basso e un accesso alle cure limitato”. In seguito, citando le misure restrittive in atto, opera una distinzione tra il Natale e la festa del Natale: “Anche quest’anno non saranno permesse troppe stravaganze. Necessariamente queste limitazioni porteranno a riflettere interiormente. Tuttavia non deve essere un momento di malinconia ma un momento per ritrovare i principi di questa festa, ossia celebrare l’incarnazione del figlio di Dio. Poi intorno a questo evento si sviluppa la festa ma anche se saremo costretti a festeggiare meno, il valore religioso del Natale rimane intatto”. Negli ultimi due anni circa, il Covid-19 ha fatto emergere le fragilità umane inficiando alcune certezze su cui si poggiava la società occidentale “Non possiamo far finta di essere superuomini. L’essere umano è fragile – ammonisce – quindi come possiamo convertire il senso di debolezza in gioia? Tornando a godere del qui e ora, valorizzando i piccoli piaceri quotidiani. Impariamo perciò ad accontentarci e cogliere le occasioni di felicità. La vulnerabilità ci fa riconoscere di non essere autosufficienti ma di avere bisogno anche del prossimo”. Pertanto è necessario tendere verso l’altro per ricreare un senso di comunità, troppo spesso vacillante. Lo ribadisce l’arcivescovo ispirandosi al dipinto ‘L’adorazione dei pastori’ di Baciccio, custodito nella Chiesa di San Domenico a Fermo: “Il messaggio trae spunto dal senso di movimento, elemento caratterizzante di quest’opera. Giovan Battista Gaulli, in arte Baciccio, era un pittore molto attento al dinamismo. Infatti, se notiamo, i pastori erano in movimento perché si sono fidati di un angelo apparso loro mentre vegliavano sul gregge. Quest’ultimi, accolto il suo invito, si sono incamminati verso Betlemme per visitare il bambino in fasce. Perciò si sono fidati di un annuncio perché avevano un desiderio di relazione. Allora il mio invito è di fidarci di più del prossimo per ritrovare il senso di collettività”.

Grazie alla figura carismatica di Papa Francesco si è verificato un riavvicinamento alle istituzioni ecclesiastiche, lo comunica monsignor Pennacchio: “La sfida attuale della Chiesa è di aiutare a percorrere un cammino di fede a chi si sta riavvicinando ai valori cristiani in quanto l’accoglienza è il valore fondante della nostra religione. Queste persone devono sentirsi parte di una collettività”. Poi ci sono ovviamente delle problematiche a cui far fronte: “Attualmente c’è una penuria di sacerdoti – attesta – quindi il nuovo modello di Chiesa non deve essere incentrato esclusivamente sul sacerdote ma fondato sulla collaborazione tra presbiteri e figure laiche. Le parrocchie potranno continuare a vivere se la comunità se ne farà carico”.

La celebrazione del Natale si terrà presso la Cattedrale alle ore 11.30, in diretta anche su Radio FM1.

 

Questo il messaggio di Natale dell’arcivescovo Pennacchio

“Fidarsi di Dio per rimettersi in cammino con stupore e gioia”

Presso la chiesa di San Domenico in Fermo è possibile ammirare una suggestiva Adorazione dei pastori. Autore è Giovan Battista Gaulli, detto Baciccio, artista genovese molto attivo a Roma nel Seicento. Si dice fosse tra i pochi a non richiedere ai suoi soggetti di star fermi ma consentiva loro di muoversi, così da essere colti in una posizione di sorpresa e spontaneità, per raffigurare scene dinamiche, capaci di coinvolgere emotivamente lo spettatore. Nel nostro dipinto, questo movimento si percepisce soprattutto nei pastori, i quali, davanti al Bambino adagiato su spighe di grano, scintillante di luce, mostrano gioia e stupore.

Essi hanno ascoltato e prestato fede all’annunzio dell’angelo, hanno veramente creduto che il segno era per loro, e si sono messi in cammino. Di per sé la nascita di un bambino, un evento così familiare, avrebbe potuto lasciarli indifferenti ma, giunti alla casa, seppero accogliere da poveri un Mistero di disarmante umanità; per tutto questo ci sono di esempio nel vivere il Natale.

Scriveva il Card. Martini: “I pastori vanno e vedono. Non discutono, non dubitano, non sono increduli, non alzano le spalle, non recalcitrano perché non capiscono, ma ascoltano il cuore. Il loro cuore li avverte che c’è qualcosa più grande dell’intelligenza umana, e credono alle sorprese di Dio: «Andiamo fino a Betlemme…». I pastori, gente semplice, sanno che Dio è più grande di noi, che Dio sorprende sempre”.

Il Baciccio seppe trasferire su tela il movimento dei pastori, la loro gioia e il loro stupore generati dall’essersi fidati dell’annuncio dell’angelo. Anche noi, non da presuntuosi ma mendicanti di Dio, dobbiamo fidarci di Lui per “trasferire” nella nostra vita gioia e stupore, anche quando sono velati da sofferenza, contrarietà, malattia.  Anche noi, come i pastori, accolto il mistero, non possiamo restare fermi ma allargare il cuore, muoverci perché le nostre storie e quella della comunità cristiana vengano convertite. Da quando Gesù è nato, duemila anni fa, possiamo compiere e ricevere ogni giorno segni di incarnazione negli ordinari piccoli gesti di bontà, di umanità.

Se vivremo così, avremo Gesù nel cuore e la vita quotidiana ci apparirà un dono e non un peso insopportabile, perché abitata dalla Sua consolante presenza. Auguri!

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